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Conty Gian Contardo Colombari
Ciao, Claudio!
post pubblicato in Diario, il 18 agosto 2018

Il destino o la coerenza di vita o entrambe le cose insieme hanno sempre tenuto lontano Claudio Lolli dalle luci della ribalta.

C'è qualcosa di eroico, di silenziosamente eroico, nel realizzare capolavori, di qualunque tipo essi siano, ignorato dai più, non "premiato" secondo i propri meriti.

Cantautori, poeti, del suo stesso livello si erano accorti della sua grandezza. Come Guccini, che di Lolli adattò la canzone Keaton e la inserì nell'album Signora Bovary.

A volte essere "di nicchia" non significa isolarsi presuntuosamente dagli altri, significa solo essere ignorati dagli altri. Da quasi tutti gli altri.

Eppure, anche nel dividere la propria attività fra musica, scritti e insegnamento nei licei c'è qualcosa di grande:c'è l'umiltà di cercare più vie per dare il proprio contributo al mondo.

Di artisti, persone di Cultura come Claudio Lolli, che passano la vita in un quasi totale anonimato, che più che condannarli all'esclusione dal grande successo li salva da esso, ce ne sono tanti. Basta saperli riconoscere, basta saperli trovare.

E sono persone che vivono una vita piena, creativa e quindi appagante. Sono persone che, al contrario del protagonista di una canzone di Lolli, non cominciano a vivere forte solo andando incontro alla morte.


Guccini e la memoria delle sue radici
post pubblicato in Diario, il 3 gennaio 2016

C'è un filo rosso che unisce i due fiumi che sorgono dalla fonte che è il Francesco Guccini scrittore, quei due generi letterari che sono la memorialistica e i gialli scritti a quattro mani con Loriano Macchiavelli.

Questo fil rouge è la memoria delle sue radici e della sua vita, passata fra l'Appennino Tosco-Emiliano e la Bassa bolognese.

Ogni suo libro profuma di queste radici, in un culto della memoria che va inteso non in senso religioso ma nel senso di coltivazione mirata a tenere vivi i ricordi.

E il Guccini uomo, prima ancora che cantautore e scrittore, è persona che ricorda. Non per chiudersi al futuro, s'intende, ma come manutenere delle fondamenta, una casa della memoria da cui si possa guardare fuori, al presente e al futuro e da cui, naturalmente, si possa e si debba uscire, per vivere il presente e per costruire il futuro.

Il libro di Francesco Guccini, Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto, edito da Mondadori, conferma questo fil rouge della memoria, del tener puliti i boschi dei ricordi per evitare che vengano ricoperti dalle sterpaglie dell'oblio.

Libro di memorie, certo, libro di ricordi. Come altri già scritti dal Maestrone. Mai però come in questo volume i ricordi prendono nelle pagine la forma del racconto, della narrativa, dell'opera letteraria. Anche nei capitoli più marcatamente autobiografici o di memorie di famiglia si sente l'estro del vero scrittore, che sa avvincere i lettore con uno stile che supera il sia pur rispettabilissimo metodo "giornalistico" di raccontare obiettivamente fatti e cose, con uno stile che fa sì che il ricordo scritto diventi pagina di Letteratura.

Ricordare è utile, è necessario, è fondamentale per ognuno di noi, sia nel campo personale che nella dimensione sociale. E Guccini, con questo libro, ce lo insegna in modo suggestivo ed efficace.


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